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Mais ogm: promesse mantenute o rischio per i piccoli agricoltori italiani?

Un'analisi approfondita rivela le performance reali delle sementi Syngenta in Italia, confrontando i dati di produzione con il mais tradizionale e valutando le conseguenze economiche ed ecologiche per i coltivatori.
  • Il mais transgenico aumenta la produttività dal 5,6% al 24,5%.
  • Il mais OGM riduce micotossine del -28,8% e fumonisine del -30,6%.
  • L'Italia importa oltre 5 milioni di tonnellate di mais annualmente.

L’immagine comunemente presentata nel settore agricolo moderno tende a idealizzare le sementi geneticamente modificate, promettendo incrementi di produzione sensazionali, una difesa totale da parassiti e malattie, e un calo drastico nell’utilizzo di fitofarmaci. Tali promesse, promosse con determinazione dalle grandi compagnie multinazionali, creano un’aspettativa di agiatezza per gli agricoltori su scala globale. Tuttavia, lo scenario italiano mostra una realtà sovente diversa, in cui un numero sempre maggiore di piccoli coltivatori si trova ad affrontare problemi imprevisti: debiti crescenti, raccolti inferiori alle previsioni e ripercussioni ambientali preoccupanti. Al centro di questa situazione controversa si trova Syngenta, una potenza globale nel settore agrochimico, e le sue tipologie di mais transgenico. Questo scritto intende valutare in modo approfondito le reali performance delle sementi commercializzate da Syngenta in Italia, analizzando con attenzione le conseguenze economiche ed ecologiche che ricadono sui piccoli agricoltori. La ricerca si basa su un confronto dei dati di produzione (mettendo a paragone il mais transgenico con quello tradizionale), interviste dirette ai produttori agricoli, analisi del terreno e dell’uso di pesticidi, e una disamina accurata della documentazione interna di Syngenta. L’intento è di chiarire le complessità e le controversie associate a questo tema fondamentale per l’agricoltura italiana. Si tratta di comprendere se le promesse di raccolti maggiori e ridotto impiego di pesticidi si concretizzino in risultati effettivi per i coltivatori italiani, e di stimare l’effettivo effetto sulla biodiversità e sulla salubrità del terreno. Un punto chiave è l’analisi critica delle strategie di marketing adottate da Syngenta, per accertare se esse rispecchino fedelmente le difficoltà incontrate dai piccoli agricoltori nel contesto italiano. La sfida è considerevole, e richiede un’analisi obiettiva e imparziale per tutelare gli interessi degli agricoltori e salvaguardare la sostenibilità del settore agricolo italiano. L’indagine si propone, quindi, di esaminare tutte le sfaccettature del problema, offrendo una visione esaustiva e supportata da dati reali.

Analisi dei dati e delle performance

Stando a determinati studi, il mais geneticamente modificato (OGM) potrebbe offrire rese superiori e contribuire a diminuire la presenza di micotossine. Per esempio, uno studio condotto da Fondazione Veronesi ha evidenziato come il mais OGM possa presentare una maggiore produttività rispetto alle varietà convenzionali. Tuttavia, è fondamentale considerare che questi studi non sempre tengono conto delle specificità legate ai piccoli agricoltori e alle problematiche connesse all’impiego di specifici pesticidi. L’organizzazione Coldiretti ha espresso preoccupazione per le strategie di Syngenta, che promuovono un modello agricolo basato su rese elevate, potenzialmente a scapito della sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare. Questa tendenza mette a rischio i piccoli agricoltori italiani, spesso impegnati in pratiche agricole più rispettose dell’ambiente.

Un altro studio, pubblicato su Scientific Reports, ha analizzato ventuno anni di dati relativi alla coltivazione di mais OGM a livello globale. I risultati indicano che il mais transgenico è notevolmente più produttivo, con incrementi che variano dal 5,6% al 24,5%. Inoltre, lo studio non ha rilevato effetti negativi sugli organismi non bersaglio e ha riscontrato concentrazioni inferiori di micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%) nei chicchi di mais. I dati raccolti suggeriscono un possibile vantaggio per la salute umana, poiché stiamo parlando di sostanze inquinanti trovate in cibo e mangimi che causano effetti tossici acuti e cronici.

Tuttavia, è importante sottolineare che lo studio non ha valutato gli impatti sulle comunità microbiche e di artropodi viventi nel sottosuolo, a causa della mancanza di dati sufficienti. Inoltre, il divario di resa tra l’Italia e la Spagna, dove si coltiva mais OGM, è significativo. In Italia, la resa media è di 93 quintali per ettaro, mentre in Spagna supera i 110 quintali per ettaro. Questo divario solleva interrogativi sull’efficienza del sistema agricolo italiano e sulle potenziali opportunità offerte dall’adozione di tecnologie innovative. Un aspetto critico è la presenza di fumonisine nel mais raccolto in Italia, che spesso ne impedisce la commercializzazione per il consumo umano. L’Italia importa annualmente oltre cinque milioni di tonnellate di mais, per una spesa superiore al miliardo di euro. Parte di questo mais è geneticamente modificato e viene utilizzato per l’alimentazione animale, con conseguenze potenziali sulla qualità dei prodotti alimentari che arrivano sulle nostre tavole.

Cosa ne pensi?
  • 🌱 Ottimisti o no, i dati sulla produttività del mais OGM......
  • 🤔 Ma siamo sicuri che i vantaggi economici superino i rischi......
  • ⚖️ Non focalizziamoci solo su OGM vs. tradizionale, ma pensiamo a......

Impatto economico e controversie

Nonostante la mancanza di testimonianze dirette da parte di agricoltori italiani che abbiano subito danni specifici a causa delle sementi Syngenta, una class action intentata negli Stati Uniti (come riportato da winenews.it) dimostra che l’azienda è stata coinvolta in controversie riguardanti il mais transgenico e le sue implicazioni economiche. Questa vicenda, sebbene non direttamente collegata al contesto italiano, solleva interrogativi sulla responsabilità delle aziende produttrici di sementi transgeniche e sulla necessità di una maggiore trasparenza nei confronti degli agricoltori. L’attacco di Syngenta al settore del biologico, come evidenziato da Coldiretti, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione. La promozione di un modello agricolo basato su rese elevate, potenzialmente a discapito della sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare, potrebbe mettere a rischio i piccoli agricoltori italiani, spesso impegnati in pratiche agricole più rispettose dell’ambiente.
Le nuove tecniche di editing genomico (NGT) sollevano ulteriori interrogativi. Se da un lato queste tecniche potrebbero offrire nuove soluzioni per l’agricoltura, dall’altro Crocevia Terra avverte che la mancanza di tracciabilità delle NGT potrebbe mettere a rischio le piccole aziende agricole e sementiere italiane, favorendo la concorrenza sleale delle multinazionali e la contaminazione dei campi biologici. Un documento congiunto, redatto da numerose organizzazioni che rappresentano agricoltori, società civile, consumatori e ambientalisti, ha evidenziato le gravi conseguenze economiche per il settore agricolo e le piccole imprese sementiere che deriverebbero dall’eliminazione dell’obbligo di tracciabilità per i nuovi OGM/TEA. La proposta di regolamento dell’Unione Europea sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT, in Italia chiamate TEA) mira a rimuovere gli obblighi di tracciabilità e la necessità di pubblicare i metodi di identificazione e rilevamento, attualmente previsti dalla direttiva 2001/18 sugli OGM.

L’esperienza nordamericana, con le innumerevoli cause legali aggressive intentate dalla Monsanto contro agricoltori i cui campi erano stati accidentalmente contaminati da varietà brevettate, serve da avvertimento per l’agricoltura italiana. La diffusione incontrollata di OGM senza adeguata tracciabilità potrebbe senza dubbio portare alla contaminazione di coltivazioni biologiche e di quelle non modificate. Il costo di una semente geneticamente modificata è circa 4-5 volte superiore a quello di una convenzionale, evidenziando l’onere finanziario che gli agricoltori dovrebbero sostenere per utilizzare queste varietà ed evitare potenziali azioni legali. Coloro che sviluppano nuove varietà attraverso metodi tradizionali, inclusi i ricercatori, affronteranno un problema analogo. Questi soggetti, infatti, non potranno più adoperare liberamente le variet vegetali esistenti per crearne di nuove se queste contengono dna gi brevettato in un ogm tea.
–> Di fatto, tali operatori non potranno più utilizzare liberamente le specie vegetali esistenti per creare nuove varianti, qualora queste ultime contengano sequenze di DNA già protette da brevetto all’interno di un OGM/TEA.

Il ruolo delle nuove tecnologie genomiche

Le nuove tecniche genomiche (NGT) rappresentano un tema di grande attualità e dibattito nel settore agricolo. Da un lato, si prospettano come uno strumento potenzialmente rivoluzionario per migliorare la produttività e la sostenibilità delle colture. Dall’altro, sollevano interrogativi etici, ambientali ed economici che richiedono un’attenta valutazione. Diversi articoli affrontano l’argomento delle NGT e il loro potenziale impatto sull’agricoltura italiana. Alcuni sostengono che le NGT potrebbero rappresentare la soluzione per un’agricoltura più sostenibile, consentendo di ottenere piante più resistenti ai parassiti e alle malattie, riducendo così la necessità di utilizzare pesticidi. Altri, invece, esprimono preoccupazione per i rischi che le NGT potrebbero comportare per la biodiversità, la sicurezza alimentare e i piccoli agricoltori.
Un aspetto cruciale è la tracciabilità delle NGT. Se i nuovi organismi creati con le NGT non saranno soggetti a tracciabilità e non avranno metodi di identificazione e rilevamento, le piccole aziende agricole e sementiere in Italia rischieranno la chiusura. La diffusione di OGM privi di tracciabilità porterebbe inevitabilmente alla contaminazione dei campi biologici e delle coltivazioni non geneticamente modificate. Questo scenario potrebbe favorire la concorrenza sleale da parte delle multinazionali, che già detengono brevetti su processi e prodotti delle NGT. Il costo di una semente modificata è di circa 4-5 volte superiore a quello di una semente convenzionale. Questo dato evidenzia il potenziale impatto economico sulle piccole aziende agricole, che potrebbero trovarsi in difficoltà a sostenere i costi di queste nuove tecnologie. Per scongiurare tali pericoli per la biodiversità agricola, la sicurezza alimentare e la sovranità, l’Italia ha scelto nel 2015 di proibire la coltivazione di OGM sul proprio territorio. Se la proposta di deregolamentazione attualmente in discussione in Europa dovesse essere approvata, questa salvaguardia a protezione delle eccellenze nazionali e dell’agricoltura di piccola e media scala verrebbe a mancare. Le organizzazioni temono che un simile scenario comporterebbe gravi conseguenze economiche per decine di migliaia di operatori della filiera, di ogni dimensione. Per queste ragioni, si raccomanda al governo e ai parlamentari europei di respingere il nuovo regolamento e di mantenere in vigore tutte le normative attuali sugli organismi geneticamente modificati, estendendole anche ai nuovi OGM/TEA.

Verso un futuro agricolo sostenibile e trasparente

L’analisi della filiera del mais transgenico in Italia, con particolare attenzione al ruolo di Syngenta, rivela una serie di problematiche che necessitano di una riflessione approfondita. La mancanza di dati certi e trasparenti sulle rese comparative, l’impatto economico sui piccoli agricoltori e le conseguenze ambientali sollevano interrogativi sulla sostenibilità di questo modello agricolo. È fondamentale promuovere un’agricoltura che valorizzi la biodiversità, la sicurezza alimentare e il benessere degli agricoltori. Le nuove tecnologie genomiche (NGT) potrebbero rappresentare un’opportunità per migliorare la produttività e la sostenibilità delle colture, ma è necessario garantire che la loro applicazione avvenga nel rispetto dei principi di precauzione, tracciabilità e trasparenza. Solo attraverso un approccio integrato e partecipativo sarà possibile costruire un futuro agricolo sostenibile e prospero per l’Italia.

In agricoltura, la “rotazione delle colture” è una pratica fondamentale. Alternare diverse colture sullo stesso terreno, come mais e leguminose, aiuta a migliorare la fertilità del suolo, ridurre la diffusione di parassiti e malattie, e aumentare la resilienza dell’ecosistema agricolo. In agricoltura avanzata, il “precision farming” utilizza tecnologie come sensori, droni e software avanzati per monitorare e ottimizzare l’uso di risorse come acqua, fertilizzanti e pesticidi. Questo approccio consente di ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura e migliorare la produttività in modo sostenibile.
Riflettiamo insieme: come possiamo bilanciare l’innovazione tecnologica con la necessità di preservare la biodiversità e sostenere i piccoli agricoltori? Quali sono le responsabilità delle aziende produttrici di sementi transgeniche nei confronti della società e dell’ambiente? Queste sono domande cruciali che richiedono un dibattito aperto e informato, per costruire un futuro agricolo che sia realmente sostenibile e prospero per tutti.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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