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- Abbondanza insetti triplicata, api autoctone aumentate di 20 volte.
- Monitoraggi tra 2018 e 2022 rivelano benefici per la biodiversità.
- L'agrivoltaico può incrementare la biodiversità del 20% in 5 anni.
L’agrivoltaico, un approccio innovativo che integra la produzione di energia solare con l’attività agricola, emerge come una potenziale soluzione per rispondere alla crescente domanda di energia rinnovabile e, al contempo, preservare la produttività agricola. Questa sinergia, apparentemente vantaggiosa, sta catalizzando l’attenzione di investitori, agricoltori e policy-maker, aprendo nuove prospettive per un futuro energetico più sostenibile. Gli impianti agrivoltaici autoportanti offrono un habitat prezioso e vantaggioso per l’ecosistema. Le superfici dei pannelli solari proteggono il terreno e favoriscono la formazione di microambienti ideali per la flora e la fauna minore, fornendo al contempo maggiori risorse alimentari per uccelli e pipistrelli. Questo equilibrio influenza positivamente l’ecosistema locale.
Tuttavia, l’implementazione di questi sistemi solleva interrogativi importanti riguardo al loro impatto reale sull’ambiente, in particolare sulla biodiversità locale, sul paesaggio e sulle pratiche agricole tradizionali. Mentre alcuni studi evidenziano un potenziale aumento della biodiversità grazie alla creazione di nuovi habitat e alla protezione delle colture, altri mettono in guardia contro i rischi di frammentazione del territorio, alterazione del paesaggio e perdita di suolo agricolo.
Una ricerca congiunta, condotta da Argonne National Laboratory e NREL, che ha esaminato due siti di EGP in Minnesota, ha portato alla luce scoperte sorprendenti in relazione alla biodiversità. I dati raccolti indicano che l’abbondanza totale degli insetti è triplicata, con un incremento significativo di coleotteri, mosche e falene. Ancora più rilevante è l’aumento del numero di api autoctone, che è cresciuto di ben 20 volte. Questi impollinatori, essenziali per i servizi ecosistemici e per la sicurezza alimentare, hanno esteso le loro visite anche alle aree circostanti, coltivate a soia. I ricercatori hanno effettuato oltre 350 monitoraggi tra il 2018 e il 2022.
La ricerca ha anche evidenziato un aumento della diversità delle specie vegetali autoctone e dell’abbondanza di fiori, oltre alla proliferazione di altri impollinatori e insetti, tra cui vespe, calabroni, sirfidi, altre mosche, falene, farfalle e scarafaggi. Queste scoperte indicano che l’agrivoltaico di prima generazione, se opportunamente pianificato e realizzato, può efficacemente controbilanciare la perdita di aree naturali e apportare notevoli benefici alla biodiversità.
Enti pubblici e privati in Europa promuovono la biodiversità nei parchi solari per favorire l’accettazione pubblica e la transizione energetica. La Fondazione federale per l’ambiente (DBU) in Germania sta definendo parametri di certificazione per giudicare la qualità dell’elettricità verde, considerando aspetti sia ecologici che sociali. I parchi solari inseriti in un contesto agricolo possono contribuire a migliorare la qualità del suolo, incrementare la varietà biologica e produrre energia pulita. Il fotovoltaico si distingue come la tecnologia per l’energia rinnovabile con il minor impatto ambientale positivo. Durante il suo ciclo di vita, un parco solare rimane in gran parte isolato da interferenze umane, consentendo al suolo di rigenerarsi e favorendo lo sviluppo spontaneo di vegetazione e fauna selvatica. Numerosi parchi solari adottano specifiche linee guida per incoraggiare la biodiversità.
Si prevede che la biodiversità mostrerà un incremento, partendo da un livello di base pre-costruzione, per raggiungere circa il 20% dopo il completamento del parco solare, circa il 25% dopo un quinquennio, e potenzialmente fino al 60% nell’arco di trent’anni.
Le ombre dell’agrivoltaico: il caso Palmadula Solar
Nonostante le potenzialità dell’agrivoltaico, diverse voci si sono levate per mettere in guardia contro i rischi di un’espansione incontrollata di questa tecnologia. Le preoccupazioni riguardano principalmente l’impatto sul paesaggio, la perdita di suolo agricolo e, soprattutto, le conseguenze sulla biodiversità locale. La realizzazione di grandi impianti agrivoltaici può comportare la distruzione di habitat naturali, la frammentazione del territorio e l’alterazione degli equilibri ecologici esistenti.
Un esempio emblematico di queste problematiche è rappresentato dal progetto Palmadula Solar, il più grande impianto agrivoltaico mai proposto in Italia. L’impianto, con una potenza di 360 MW e un’estensione di oltre 1.043 ettari nel comune di Sassari, in Sardegna, è stato oggetto di un acceso dibattito e, infine, bloccato dalla Commissione nazionale per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Il diniego è scaturito dalla constatazione che l’area prevista per il progetto ospita ecosistemi naturali di notevole pregio ecologico, trovandosi a meno di due chilometri dalle Zone di Protezione Speciale degli stagni retrodunali, che rivestono un’importanza cruciale per la salvaguardia di specie protette e per la stabilità dell’equilibrio ecosistemico.
Secondo la commissione VIA, la costruzione dell’impianto avrebbe comportato una significativa riduzione degli habitat naturali, compromettendo le interconnessioni ecologiche e aumentando il rischio di frammentazione ambientale. Inoltre, si sarebbe assistito a una conversione del territorio da vocazione agricola a una densità infrastrutturale, con gravi ripercussioni sul suolo, sulla diversità biologica e sull’aspetto paesaggistico. La modifica permanente del paesaggio agricolo della Nurra, un’area di riconosciuto valore naturale e culturale, avrebbe contravvenuto ai principi di sostenibilità ambientale.
Il progetto Palmadula Solar, promosso dalla Chint Solar Europe, filiale europea della compagnia statale cinese, ha sollevato anche interrogativi riguardo al modello di sviluppo energetico che si sta perseguendo in Sardegna. Diverse associazioni locali hanno denunciato una “crescente colonizzazione energetica” del territorio, con la vendita di terreni agricoli a multinazionali e la realizzazione di impianti che, dietro la facciata dell’agrivoltaico, nascondono vere e proprie installazioni industriali. Nel 2022, ben 53 progetti per impianti eolici e fotovoltaici sono stati sottoposti all’esame del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), molti dei quali coinvolgevano terreni agricoli irrigabili. Complessivamente, si parla di quasi 5.000 ettari di suolo agricolo, una superficie equivalente all’estensione del comune di Uri.
Il sindaco di Sassari, Mascia, ha espresso preoccupazione per la svalutazione della terra nella Nurra, sottolineando la necessità di ridare valore a questo territorio attraverso la valorizzazione della sua biodiversità e la promozione di nuovi centri residenziali. L’assessora regionale all’Ambiente, Rosanna Laconi, ha riaffermato l’impegno della Regione a tutelare il proprio territorio da interventi che potrebbero arrecare danni irreparabili all’ambiente, al paesaggio e ai valori culturali unici che contraddistinguono l’isola.
La Regione Sardegna ha espresso parere negativo anche riguardo a un’altra proposta di impianto agrivoltaico, denominato “Guspini”, situato nel comune omonimo, su un’area di circa 80 ettari e con una capacità di 64,40 MW. Il rifiuto è stato motivato da incompatibilità con zone di pregio naturale e culturale, temendo che l’installazione potesse alterare il paesaggio rurale e avere effetti negativi su aree protette e siti di elevata importanza ecologica.
Il comitato “Comitadu pro sa Nurra” ha organizzato un incontro per informare la popolazione sulla “crescente colonizzazione energetica che minaccia il territorio”. All’assemblea pubblica “Giù le mani dalla Nurra!” hanno partecipato residenti, coltivatori, attivisti e portavoce di organizzazioni locali, che hanno evidenziato una dinamica senza precedenti in Sardegna: la compravendita di fondi agricoli a corporazioni multinazionali, spesso orchestrata discretamente tramite intermediari. I professionisti intervenuti all’assemblea hanno sostenuto che molti dei progetti presentati come “agrivoltaici” in realtà “celano semplici installazioni industriali”.
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Agrivoltaico avanzato: un modello per il futuro?
Di fronte alle criticità sollevate dall’agrivoltaico tradizionale, si sta facendo strada un approccio più innovativo e sostenibile, denominato “agrivoltaico avanzato”. Questo modello si basa su una progettazione accurata degli impianti, che tenga conto delle specificità del territorio e delle esigenze delle attività agricole. L’obiettivo è quello di creare una vera e propria sinergia tra produzione di energia e produzione agricola, massimizzando i benefici per entrambi i settori e minimizzando gli impatti negativi sull’ambiente.
L’agrivoltaico avanzato prevede l’utilizzo di tecnologie innovative, come pannelli solari bifacciali, che consentono di catturare la luce solare sia dalla parte superiore che da quella inferiore, aumentando la produzione di energia. Inoltre, si presta particolare attenzione alla scelta delle colture da associare ai pannelli solari, privilegiando quelle che beneficiano dell’ombreggiamento e che contribuiscono alla conservazione del suolo.
Un elemento fondamentale dell’agrivoltaico avanzato è il coinvolgimento delle comunità locali nel processo decisionale. Gli agricoltori, i residenti e le associazioni del territorio devono essere consultati e coinvolti nella progettazione e nella gestione degli impianti, in modo da garantire che i loro interessi siano presi in considerazione e che i benefici dell’agrivoltaico siano distribuiti equamente.
L’agrivoltaico avanzato rappresenta una sfida ambiziosa, ma anche un’opportunità straordinaria per promuovere un modello di sviluppo energetico più sostenibile e rispettoso dell’ambiente. La chiave del successo risiede nella capacità di integrare la produzione di energia con la tutela del territorio, la valorizzazione delle tradizioni agricole e il benessere delle comunità locali.

Un futuro agrivoltaico: tra innovazione e responsabilità
In conclusione, l’agrivoltaico rappresenta una frontiera promettente per la produzione di energia rinnovabile, ma la sua implementazione richiede un approccio cauto e responsabile. È fondamentale valutare attentamente i rischi e i benefici di ogni progetto, tenendo conto delle specificità del territorio e coinvolgendo attivamente le comunità locali. L’agrivoltaico avanzato, con la sua attenzione all’innovazione tecnologica, alla tutela della biodiversità e al coinvolgimento delle comunità, rappresenta un modello da seguire per un futuro energetico più sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
La vicenda del Palmadula Solar insegna che la transizione energetica non può avvenire a scapito del territorio e della biodiversità. È necessario trovare un equilibrio tra la produzione di energia pulita e la tutela del patrimonio naturale e culturale, promuovendo un modello di sviluppo che sia realmente sostenibile e che tenga conto delle esigenze di tutti gli attori coinvolti.
Solo attraverso un approccio integrato e partecipativo sarà possibile sfruttare appieno il potenziale dell’agrivoltaico, minimizzando i rischi e massimizzando i benefici per l’ambiente e per la società. La sfida è quella di trasformare l’agrivoltaico da una potenziale minaccia per la biodiversità locale a un’opportunità per promuovere un’agricoltura più sostenibile e resiliente, in grado di affrontare le sfide del cambiamento climatico e di garantire la sicurezza alimentare per le generazioni future.
Riflessioni conclusive: Coltivare il futuro
Amici lettori, immergiamoci un po’ nel cuore pulsante dell’agricoltura per comprendere appieno la rilevanza di questo dibattito sull’agrivoltaico. La nozione base da tenere a mente è quella di rotazione delle colture, una pratica antica quanto l’agricoltura stessa. Alternare diverse colture su uno stesso terreno, di stagione in stagione, aiuta a mantenere la fertilità del suolo, a prevenire l’esaurimento dei nutrienti e a ridurre la diffusione di parassiti e malattie. È un principio fondamentale per un’agricoltura sana e sostenibile.
Ora, guardiamo alla frontiera dell’agricoltura moderna: l’agricoltura di precisione. Grazie all’utilizzo di sensori, droni, software e altre tecnologie avanzate, gli agricoltori possono monitorare in tempo reale le condizioni del suolo, le esigenze delle piante e le variazioni climatiche. Questo permette di ottimizzare l’uso di risorse come acqua, fertilizzanti e pesticidi, riducendo gli sprechi e minimizzando l’impatto ambientale. È un approccio che richiede competenze specialistiche e investimenti significativi, ma che può portare a un aumento della produttività e a una maggiore sostenibilità delle pratiche agricole.
L’agrivoltaico si inserisce in questo contesto come una potenziale evoluzione dell’agricoltura di precisione, un’opportunità per integrare la produzione di energia rinnovabile con le pratiche agricole più avanzate. Ma, come abbiamo visto, il cammino è irto di ostacoli e richiede un’attenta valutazione dei rischi e dei benefici.
Cosa significa tutto questo per noi? Significa che siamo chiamati a fare delle scelte consapevoli, a informarci, a partecipare al dibattito pubblico e a sostenere un modello di sviluppo che sia realmente sostenibile e che tenga conto delle esigenze di tutti. L’agricoltura è un’attività fondamentale per la nostra sopravvivenza e per il nostro benessere, e dobbiamo fare in modo che possa continuare a prosperare nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali. Il futuro dell’agrivoltaico dipende da noi, dalla nostra capacità di innovare, di collaborare e di agire con responsabilità.








