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- Investimenti cinesi in Italia calati a 32,9 milioni di euro nel 2024.
- Verisem, fondata nel 1974, al centro delle mire di investitori cinesi.
- Nuova legge cinese sulla sicurezza alimentare dal 1° giugno 2024.
Acquisizioni silenziose e il futuro del Made in Italy agroalimentare
Acquisizioni silenti: il panorama agroalimentare italiano sotto la lente d’ingrandimento
Il settore agroalimentare italiano, fiore all’occhiello del Made in Italy, è da tempo al centro di dinamiche complesse, segnate da un crescente interesse da parte di investitori stranieri, in particolare cinesi. Questo fenomeno, che si manifesta attraverso l’acquisizione di terreni agricoli e aziende agroalimentari, solleva interrogativi cruciali sul futuro dell’agricoltura italiana, sulla sua capacità di preservare la propria identità e di garantire la sovranità alimentare del paese. Le transazioni, spesso avvolte da una patina di riservatezza, meritano un’analisi approfondita per comprendere le implicazioni a lungo termine sul tessuto economico e sociale del nostro paese.
L’interesse cinese per il settore agroalimentare italiano non è un segreto. Negli ultimi anni, si è assistito a un aumento degli investimenti diretti esteri (IDE) provenienti dalla Cina, con un’attenzione particolare rivolta a settori strategici come la produzione di sementi, le tecnologie per l’agricoltura di precisione e la trasformazione alimentare. Questi investimenti, se da un lato possono rappresentare un’opportunità per modernizzare il settore e attrarre capitali freschi, dall’altro sollevano preoccupazioni legate alla perdita di controllo sulle risorse agricole, alla standardizzazione dei prodotti e alla potenziale compromissione della qualità e dell’autenticità del Made in Italy.
La vicenda di Verisem, azienda sementiera italiana con una storia quasi cinquantennale, rappresenta un caso emblematico delle dinamiche in atto. Fondata nel 1974, Verisem è diventata un’eccellenza nel settore delle sementi, con una presenza globale e un know-how invidiabile. Nel 2021, l’interesse di investitori cinesi, tra cui il colosso Syngenta (di proprietà di ChemChina) e il fondo sovrano cinese Cic, ha suscitato un’ondata di preoccupazioni nel mondo agricolo italiano. Coldiretti, in particolare, ha lanciato un allarme sul rischio concreto di un monopolio mondiale sui semi di ortaggi ed erbe aromatiche, in un contesto già caratterizzato da una forte concentrazione del mercato. La potenziale acquisizione di Verisem avrebbe rappresentato un ulteriore passo verso il controllo cinese di una risorsa cruciale per l’agricoltura italiana: le sementi.
La filiera delle sementi, spesso sottovalutata, rappresenta un anello fondamentale della catena agroalimentare. Il controllo delle sementi significa avere il potere di influenzare le scelte produttive degli agricoltori, di orientare la ricerca e l’innovazione e di determinare la qualità e la varietà dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole. Affidare questo controllo a investitori stranieri, soprattutto se mossi da logiche di profitto a breve termine, potrebbe avere conseguenze negative per la biodiversità, per la qualità dei prodotti e per la capacità degli agricoltori italiani di competere sul mercato globale.
La contrazione degli investimenti diretti esteri (IDE) cinesi in Italia nel 2024, con un valore di 32,9 milioni di euro, non deve trarre in inganno. Sebbene gli investimenti diretti siano diminuiti rispetto al picco di 7,5 miliardi di euro raggiunto nel 2015, l’interesse cinese per il settore agroalimentare italiano rimane elevato. Questa apparente contraddizione si spiega con il fatto che gli investimenti cinesi si concentrano sempre più su settori strategici e su aziende con un alto potenziale di crescita, come quelle attive nel campo delle tecnologie per l’agricoltura di precisione e della trasformazione alimentare.
Le strategie di investimento cinesi nel settore agroalimentare italiano si inseriscono in un contesto globale più ampio, caratterizzato da una crescente competizione per il controllo delle risorse agricole e alimentari. La Cina, con la sua vasta popolazione e la sua crescente domanda di cibo, è alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e di nuove tecnologie per aumentare la propria produzione agricola. In questo contesto, l’Italia, con la sua ricca tradizione agricola, la sua elevata qualità dei prodotti e il suo know-how tecnologico, rappresenta un obiettivo particolarmente interessante per gli investitori cinesi.
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Sovranità alimentare: un bene primario da salvaguardare
La crescente presenza cinese nel settore agroalimentare italiano solleva un interrogativo fondamentale: siamo di fronte a una minaccia per la sovranità alimentare del nostro paese? La sovranità alimentare, come abbiamo visto, implica la capacità di una nazione di definire in autonomia le proprie politiche agricole e alimentari, garantendo ai propri cittadini l’accesso a cibo sano, sicuro e culturalmente appropriato. Questa autonomia passa necessariamente per il controllo delle risorse produttive, delle filiere e della distribuzione.
Affidare quote crescenti di produzione agricola e controllo delle filiere a investitori stranieri, seppur portatori di capitali, potrebbe compromettere questa autonomia, rendendo il nostro paese più vulnerabile alle dinamiche geopolitiche e alle strategie di altri paesi. La dipendenza da investitori stranieri potrebbe portare a una standardizzazione dei prodotti, a una perdita di biodiversità e a una riduzione della capacità degli agricoltori italiani di competere sul mercato globale.
La sovranità alimentare non è un concetto astratto, ma un bene primario da salvaguardare per garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini. Un paese che non è in grado di produrre autonomamente il proprio cibo è un paese vulnerabile, esposto a ricatti politici ed economici. Per questo motivo, è fondamentale che il governo italiano adotti politiche a sostegno dell’agricoltura nazionale, promuovendo la produzione locale, la qualità dei prodotti e la tutela del territorio.
Le politiche a sostegno dell’agricoltura nazionale devono essere orientate a promuovere la produzione locale, la qualità dei prodotti e la tutela del territorio. È necessario incentivare gli agricoltori a produrre cibo di qualità, a utilizzare tecniche agricole sostenibili e a preservare la biodiversità. È altresì necessario rafforzare i controlli sulla qualità dei prodotti importati, per evitare che il mercato italiano venga invaso da prodotti di scarsa qualità e a basso costo.
La sovranità alimentare è un obiettivo ambizioso, ma raggiungibile. Richiede un impegno congiunto da parte del governo, degli agricoltori, dei consumatori e della società civile. È necessario creare una consapevolezza diffusa dell’importanza dell’agricoltura nazionale e della necessità di sostenere i produttori locali. Solo così potremo garantire un futuro sicuro e prospero per l’agricoltura italiana e per l’intero paese.
La tutela della sovranità alimentare passa anche attraverso la promozione di una cultura del cibo consapevole. I consumatori devono essere informati sull’origine dei prodotti che acquistano, sulle tecniche agricole utilizzate e sull’impatto ambientale della produzione alimentare. Scegliere prodotti locali e di stagione, sostenere i produttori locali e ridurre lo spreco alimentare sono gesti concreti che ognuno di noi può compiere per contribuire alla salvaguardia della sovranità alimentare del nostro paese.
Qualità del made in Italy: un marchio da difendere
La qualità dei prodotti Made in Italy rappresenta un patrimonio inestimabile, frutto di secoli di tradizione, di passione per il lavoro e di un legame indissolubile con il territorio. L’agroalimentare italiano è universalmente riconosciuto come sinonimo di eccellenza, di gusto autentico e di rispetto per la biodiversità. Questo marchio di qualità, però, è costantemente minacciato da fenomeni come la contraffazione, la concorrenza sleale e la standardizzazione dei prodotti.
Le acquisizioni da parte di gruppi stranieri, orientati a logiche di profitto a breve termine, potrebbero innescare una pericolosa standardizzazione dei prodotti, con un conseguente impoverimento della biodiversità e una progressiva perdita di identità. Diventa, quindi, fondamentale garantire che gli investitori cinesi, così come altri investitori stranieri, rispettino gli standard elevati che da sempre contraddistinguono il Made in Italy, preservando la qualità, l’autenticità e la tipicità dei nostri prodotti, elementi imprescindibili per la loro competitività sui mercati internazionali.
La difesa del marchio Made in Italy richiede un impegno congiunto da parte delle istituzioni, dei produttori e dei consumatori. Le istituzioni devono rafforzare i controlli sulla qualità dei prodotti, contrastare la contraffazione e la concorrenza sleale e promuovere la conoscenza e la valorizzazione dei prodotti italiani sui mercati internazionali. I produttori devono continuare a investire nella qualità, nell’innovazione e nella sostenibilità, mantenendo un forte legame con il territorio e con le tradizioni locali. I consumatori devono essere consapevoli dell’importanza di scegliere prodotti italiani, sostenendo i produttori locali e contribuendo alla salvaguardia del patrimonio agroalimentare del nostro paese.
La valorizzazione dei prodotti Made in Italy passa anche attraverso la promozione di un turismo enogastronomico di qualità. L’Italia, con la sua ricca offerta di prodotti tipici e di eccellenze culinarie, ha un enorme potenziale per attrarre turisti da tutto il mondo, desiderosi di scoprire i sapori autentici del nostro paese. Il turismo enogastronomico può rappresentare un’importante fonte di reddito per le aziende agricole e per le comunità locali, contribuendo alla salvaguardia del territorio e alla promozione della cultura del cibo.
La qualità del Made in Italy non è solo una questione economica, ma anche una questione culturale. I prodotti italiani sono espressione della nostra storia, della nostra identità e del nostro modo di vivere. Difendere la qualità del Made in Italy significa difendere la nostra cultura, le nostre tradizioni e il nostro patrimonio.

Strategie cinesi: mire globali sull’agroalimentare
Le operazioni di acquisizione condotte da investitori cinesi nel settore agroalimentare italiano non vanno considerate come eventi isolati, bensì come tessere di un mosaico più ampio, parte di una strategia globale ben definita. La Cina, consapevole della crescente importanza del settore agroalimentare per la propria sicurezza nazionale e per la propria influenza geopolitica, ha messo in atto una politica di acquisizioni mirate e investimenti strategici in diverse parti del mondo.
La strategia cinese nel settore agroalimentare si articola su diversi livelli. In primo luogo, la Cina punta a garantire il proprio approvvigionamento alimentare, diversificando le fonti di importazione e acquisendo il controllo di aziende e infrastrutture strategiche in diversi paesi. In secondo luogo, la Cina mira a modernizzare la propria agricoltura, acquisendo tecnologie avanzate e know-how specializzato in paesi leader nel settore, come l’Italia. In terzo luogo, la Cina intende espandere la propria influenza geopolitica, utilizzando il settore agroalimentare come strumento di soft power e di cooperazione economica con altri paesi.
La nuova legge sulla sicurezza alimentare nazionale cinese, entrata in vigore il 1° giugno 2024, testimonia l’importanza strategica attribuita dal governo cinese al settore agroalimentare. La legge promuove l’agricoltura innovativa, di precisione e sostenibile, incoraggia il recupero delle terre arabili e introduce un sistema di riserve per la gestione delle scorte alimentari. La legge, inoltre, prevede incentivi per gli agricoltori che supportano la produzione cerealicola e conferisce ai governatori locali responsabilità sulla gestione delle emergenze alimentari.
Le acquisizioni di aziende agroalimentari da parte di investitori cinesi sono spesso accompagnate da contratti di filiera, che prevedono impegni da parte delle aziende acquisite a fornire prodotti e tecnologie al mercato cinese. Questi contratti, se da un lato possono rappresentare un’opportunità per le aziende acquisite di accedere a un mercato vasto e in crescita, dall’altro sollevano preoccupazioni legate alla potenziale perdita di autonomia e alla dipendenza dal mercato cinese.
La strategia cinese nel settore agroalimentare rappresenta una sfida complessa per l’Italia e per gli altri paesi. È necessario monitorare attentamente le operazioni di acquisizione condotte da investitori cinesi, valutando attentamente le implicazioni per la sovranità alimentare, per la qualità dei prodotti e per la competitività delle aziende locali. È altresì necessario promuovere una cooperazione internazionale per garantire una concorrenza equa e trasparente nel settore agroalimentare e per evitare che la Cina possa esercitare un dominio eccessivo sul mercato globale.
Sostenibilità e futuro del settore agroalimentare italiano
Le dinamiche in atto nel settore agroalimentare italiano, segnate dalla crescente presenza di investitori stranieri e dalle sfide poste dalla competizione globale, impongono una riflessione profonda sul futuro del nostro modello agricolo. È necessario definire una strategia a lungo termine che sappia coniugare apertura al mercato globale e tutela degli interessi nazionali, valorizzando le nostre eccellenze e preservando la nostra identità.
La sostenibilità rappresenta un elemento chiave per il futuro del settore agroalimentare italiano. È necessario promuovere pratiche agricole sostenibili, che rispettino l’ambiente, la biodiversità e il benessere degli animali. È altresì necessario ridurre lo spreco alimentare, promuovere il consumo di prodotti locali e di stagione e incentivare la produzione di energia rinnovabile nelle aziende agricole.
L’innovazione tecnologica rappresenta un altro elemento fondamentale per il futuro del settore agroalimentare italiano. È necessario investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie, che consentano di aumentare la produttività, di ridurre i costi di produzione e di migliorare la qualità dei prodotti. È altresì necessario promuovere la digitalizzazione delle aziende agricole, per consentire loro di accedere a nuovi mercati e di gestire in modo più efficiente le proprie attività.
La formazione e la qualificazione del personale rappresentano un ulteriore elemento cruciale per il futuro del settore agroalimentare italiano. È necessario investire nella formazione di giovani agricoltori, che siano in grado di gestire aziende agricole moderne e sostenibili. È altresì necessario promuovere la formazione continua del personale già impiegato nel settore, per consentire loro di acquisire nuove competenze e di adattarsi ai cambiamenti del mercato.
Il futuro del settore agroalimentare italiano dipende dalla nostra capacità di affrontare le sfide con lucidità, lungimiranza e spirito di collaborazione. È necessario creare un ecosistema favorevole all’innovazione, alla sostenibilità e alla competitività, che consenta alle aziende agricole italiane di prosperare nel mercato globale e di continuare a rappresentare un’eccellenza del Made in Italy. Solo così potremo garantire un futuro sicuro e prospero per l’agricoltura italiana e per l’intero paese.
Ora, fermiamoci un attimo a riflettere su quanto abbiamo appreso. Nel contesto dell’agricoltura moderna, la nozione di “rotazione colturale” assume un’importanza fondamentale. Essa consiste nell’alternare diverse colture su uno stesso terreno nel corso degli anni, al fine di migliorare la fertilità del suolo, ridurre l’incidenza di parassiti e malattie e diversificare la produzione. Questa pratica, che affonda le sue radici nella tradizione agricola, si rivela particolarmente utile per contrastare gli effetti negativi della monocoltura, una pratica intensiva che può impoverire il suolo e aumentare la vulnerabilità delle colture.
In un’ottica di agricoltura avanzata, possiamo parlare di “agricoltura rigenerativa”, un approccio olistico che mira a ripristinare la salute del suolo, aumentare la biodiversità e sequestrare il carbonio atmosferico. L’agricoltura rigenerativa si basa su pratiche come la minima lavorazione del suolo, la copertura vegetale permanente, la rotazione colturale diversificata e l’integrazione di allevamento e agricoltura. Questo approccio non solo contribuisce a migliorare la resilienza delle aziende agricole ai cambiamenti climatici, ma anche a produrre cibo di alta qualità e a preservare le risorse naturali per le generazioni future.
Le dinamiche che abbiamo analizzato in questo articolo ci invitano a una riflessione più ampia sul ruolo dell’agricoltura nella società contemporanea. L’agricoltura non è solo un settore economico, ma anche un elemento fondamentale per la nostra identità culturale, per la nostra salute e per la sostenibilità del nostro pianeta. Sostenere un’agricoltura di qualità, che rispetti l’ambiente, i lavoratori e i consumatori, è un investimento nel nostro futuro e un atto di responsabilità verso le generazioni che verranno.







