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Editing genetico: chi controllerà il cibo del futuro?

Le nuove tecniche di editing genomico promettono rivoluzioni in agricoltura, ma sollevano interrogativi cruciali sulla concentrazione del potere e l'accesso alle risorse genetiche.
  • 139 brevetti sulle tecniche di editing genomico sono stati depositati in UE.
  • Bayer, Corteva, Syngenta dominano il mercato con ingenti investimenti.
  • Erosione della diversità genetica delle colture e vulnerabilità ai cambiamenti.

Chi Controlla i Brevetti sulle Sementi del Futuro?

La Rivoluzione Genomica Silenziosa: Chi Controlla i Brevetti sulle Sementi del Futuro?

Editing genetico e concentrazione del mercato sementiero

L’alba del XXI secolo è testimone di una trasformazione radicale nel settore agricolo, un’evoluzione guidata dalle frontiere dell’ingegneria genetica. Tecniche innovative come CRISPR, acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats, promettono di riscrivere il futuro delle colture agrarie. Queste metodologie avanzate offrono la possibilità di potenziare le caratteristiche intrinseche delle piante, incrementandone la resistenza a parassiti, siccità e altri fattori di stress ambientali sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici globali. Tale progresso scientifico, tuttavia, solleva interrogativi pressanti sulla governance e il controllo delle sementi del futuro.

Il mercato sementiero globale, già caratterizzato da una forte concentrazione nelle mani di poche multinazionali, rischia di subire un’ulteriore polarizzazione. Aziende leader del settore, come Bayer, che ha inglobato Monsanto, Corteva Agriscience, derivante dalla fusione tra Dow e DuPont, e Syngenta, stanno investendo somme considerevoli nella ricerca e nello sviluppo di nuove varietà vegetali. Il loro obiettivo primario è brevettare tali innovazioni, garantendosi diritti esclusivi di commercializzazione e, di conseguenza, un controllo sempre maggiore sull’intero comparto agricolo.

Un rapporto del Centro Internazionale Crocevia ha evidenziato come queste quattro grandi aziende abbiano già depositato 139 brevetti presso l’Unione Europea, relativi a tecniche di editing genomico applicate alle piante. Tale dato sottolinea la tendenza all’accentramento del potere nelle mani di un ristretto numero di attori globali, con potenziali ripercussioni negative per gli agricoltori e per la salvaguardia della biodiversità.

Le implicazioni di questo scenario sono molteplici. Se da un lato il sistema dei brevetti può fungere da incentivo per l’innovazione, dall’altro rischia di creare una dipendenza economica per gli agricoltori, costretti ad acquistare annualmente le sementi dalle multinazionali e impossibilitati a conservare e riutilizzare i semi derivanti dai propri raccolti. Questo fenomeno è particolarmente critico nei paesi in via di sviluppo, dove le risorse economiche a disposizione degli agricoltori sono limitate e la dipendenza da fornitori esterni può compromettere la loro autonomia e la sicurezza alimentare delle comunità locali.

Cosa ne pensi?
  • 🌱 L'editing genetico potrebbe davvero rivoluzionare l'agricoltura... ...
  • 💰 Il controllo dei brevetti da parte di poche multinazionali... ...
  • 🤔 Se invece di brevetti pensassimo a licenze aperte... ...

L’impatto sulla biodiversità e la sovranità alimentare

Un’ulteriore criticità riguarda l’impatto sulla biodiversità. La spinta delle multinazionali verso la commercializzazione di varietà vegetali altamente redditizie può portare a una progressiva erosione della diversità genetica delle colture. Varietà meno diffuse, ma magari più adatte a specifiche condizioni ambientali locali o più resistenti a particolari patologie, rischiano di essere abbandonate a favore di quelle più performanti sul mercato globale. Tale omogeneizzazione genetica rende le colture più vulnerabili ai cambiamenti climatici e all’insorgenza di nuove malattie, mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare su scala globale.

La sovranità alimentare, intesa come il diritto dei popoli a definire autonomamente le proprie politiche agricole e alimentari, è strettamente connessa alla questione dei brevetti sulle sementi. Se l’accesso alle sementi è controllato da un numero ristretto di multinazionali, gli agricoltori e le comunità locali perdono il controllo sul proprio cibo e sul proprio futuro. La creazione dell’Agricultural Crop Licensing Platform (ACLP) da parte dei colossi del settore sementiero, una piattaforma volta a gestire l’offerta di processi e prodotti derivanti dalle nuove tecniche genomiche in regime di oligopolio, rappresenta un ulteriore passo verso l’accentramento del potere e la limitazione dell’accesso alle risorse genetiche.

La mancanza di tracciabilità dei nuovi organismi geneticamente modificati (OGM) ottenuti tramite tecniche di editing genomico, inoltre, solleva preoccupazioni in merito alla possibile contaminazione delle colture convenzionali e biologiche. Agricoltori che scelgono di non utilizzare sementi geneticamente modificate potrebbero trovarsi, involontariamente, a coltivare OGM brevettati, esponendosi a conseguenze legali e compromettendo la propria autonomia.

Nel contesto europeo, la discussione sulla regolamentazione delle nuove tecniche genomiche è particolarmente accesa. Da un lato, si sostiene la necessità di promuovere l’innovazione e di sfruttare le potenzialità di queste tecnologie per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla crescente domanda alimentare globale. Dall’altro, si chiede di garantire la trasparenza, la tracciabilità e la valutazione dei rischi associati a tali tecnologie, al fine di proteggere la biodiversità, la salute dei consumatori e la libertà di scelta degli agricoltori.

Brevetti, diritti degli agricoltori e prospettive future

La questione dei brevetti sulle sementi geneticamente modificate è al centro di un acceso dibattito a livello globale. Da un lato, le aziende sementiere sostengono che i brevetti sono necessari per proteggere i propri investimenti in ricerca e sviluppo e per incentivare l’innovazione. Dall’altro, le organizzazioni della società civile e gli agricoltori denunciano il rischio di un’eccessiva concentrazione del potere nelle mani di poche multinazionali, con conseguenze negative per la biodiversità, la sovranità alimentare e i diritti degli agricoltori.

In particolare, si critica la tendenza a brevettare non solo le tecniche di modificazione genetica, ma anche le caratteristiche intrinseche delle piante, limitando l’accesso alle risorse genetiche per agricoltori e ricercatori. Tale pratica, definita “biopirateria”, rischia di compromettere la libertà di ricerca e di selezione varietale, ostacolando lo sviluppo di nuove varietà adattate alle esigenze specifiche dei diversi territori.

Di fronte a queste sfide, diverse proposte sono state avanzate per trovare un equilibrio tra la tutela della proprietà intellettuale e la garanzia dell’accesso alle sementi per tutti gli agricoltori. Tra queste, si segnalano la promozione di sistemi di licenze aperte, che consentano agli agricoltori di utilizzare e migliorare le sementi brevettate, e il sostegno alla ricerca pubblica e alla selezione partecipativa, che coinvolga gli agricoltori nella creazione di nuove varietà adatte alle loro esigenze.

È fondamentale che le istituzioni pubbliche svolgano un ruolo attivo nella regolamentazione del mercato sementiero e nella promozione di pratiche agricole sostenibili. È necessario garantire la trasparenza e la tracciabilità delle sementi geneticamente modificate, rafforzare i controlli sulla sperimentazione in campo e sostenere la ricerca indipendente e la selezione partecipativa. Solo così si potrà assicurare un futuro agricolo più giusto, equo e sostenibile per tutti.

Verso un modello agricolo più resiliente e inclusivo

La rivoluzione genomica in atto rappresenta una sfida complessa che richiede un approccio olistico e multidisciplinare. È necessario superare la dicotomia tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, promuovendo un modello agricolo che sappia coniugare l’efficienza produttiva con la tutela della biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali e il rispetto dei diritti degli agricoltori.

In questo contesto, un ruolo cruciale è svolto dall’agroecologia, un approccio agricolo che si basa sui principi dell’ecologia per progettare e gestire sistemi agricoli sostenibili. L’agroecologia promuove la diversificazione delle colture, la rotazione delle colture, l’utilizzo di pratiche agricole conservative, la gestione integrata dei parassiti e delle malattie e il ricorso a fonti di energia rinnovabile.

Un’agricoltura resiliente e inclusiva richiede un cambio di paradigma, che metta al centro la persona e l’ambiente. È necessario investire nella formazione degli agricoltori, sostenere le filiere corte e i mercati locali, promuovere la conoscenza e la valorizzazione delle varietà tradizionali e incentivare la partecipazione attiva degli agricoltori e delle comunità locali alle decisioni che riguardano il futuro dell’agricoltura.

Il futuro dell’agricoltura dipende dalla nostra capacità di costruire un modello che sia al tempo stesso innovativo, sostenibile ed equo. Un modello che sappia valorizzare le potenzialità delle nuove tecnologie, senza compromettere la biodiversità, la sovranità alimentare e i diritti degli agricoltori. Un modello che sia in grado di nutrire il mondo, proteggendo al contempo il nostro pianeta.

Facciamo un passo indietro, verso le basi dell’agricoltura. Ricordi quando ti ho parlato dell’importanza della rotazione delle colture? È un principio fondamentale per mantenere la salute del suolo e ridurre la necessità di interventi esterni. Ora, pensa a come le tecniche avanzate di genome editing potrebbero integrarsi con questi metodi tradizionali, creando varietà più resistenti e adatte alle specifiche esigenze del terreno. Un altro passo avanti sta nell’utilizzo di sensori avanzati e droni per il monitoraggio delle colture, ottimizzando l’uso di risorse come acqua e fertilizzanti. L’integrazione di queste tecnologie con pratiche agricole sostenibili può portare a un’agricoltura più efficiente e rispettosa dell’ambiente. Ma resta una domanda cruciale: siamo pronti a unire il sapere antico con le promesse del futuro, senza dimenticare il valore intrinseco della terra e di chi la lavora?


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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