E-Mail: [email protected]
- Vendite antibiotici veterinari calate del 64% dal 2010.
- Riduzione del 54,4% dal 2016 antibiotici ad uso orale.
- Nel 2020, oltre 35.000 decessi in Europa per infezioni resistenti.
Il settore agroalimentare italiano si trova di fronte a una sfida complessa e insidiosa: l’antibioticoresistenza. Questo fenomeno, innescato dall’uso eccessivo e spesso improprio di antibiotici negli allevamenti, rappresenta una seria minaccia per la salute pubblica e la sostenibilità dell’intera filiera. L’Oms la definisce una “pandemia silenziosa”, è un allarme che non può essere ignorato. L’antibioticoresistenza si configura come uno dei problemi più urgenti nel panorama sanitario globale. L’incremento dei batteri resistenti agli antibiotici mette a repentaglio l’efficacia delle terapie mediche, rendendo sempre più difficile il trattamento di infezioni comuni, sia negli animali che negli esseri umani.
Il punto di partenza di questa problematica risiede nell’impiego non sempre appropriato degli antibiotici negli allevamenti intensivi. In tali contesti, i farmaci sono somministrati frequentemente non solo a scopo terapeutico, per curare animali malati, ma anche in via preventiva, per contrastare la rapida diffusione di patologie favorite dalle condizioni di sovraffollamento e dalla scarsa igiene. Questa prassi, pur mirata a massimizzare la produttività, innesca un meccanismo pericoloso: la selezione di batteri resistenti, capaci di sopravvivere e proliferare anche in presenza di antibiotici.
L’allarmante dato emerso da un recente rapporto dell’Agenzia europea per i medicinali evidenzia come, nonostante l’introduzione di normative Ue volte a vietare l’uso sistematico di antibiotici negli allevamenti, l’Italia, insieme ad altri paesi europei, fatica a uniformarsi a questo trend positivo. L’Italia, con Cipro, Spagna e Bulgaria, si posiziona tra le nazioni con i più elevati livelli di consumo di antibiotici nel settore zootecnico. Una situazione che solleva interrogativi sulla reale efficacia delle misure di controllo e sulla loro applicazione concreta sul territorio nazionale.
Tuttavia, si intravedono segnali incoraggianti: i dati più recenti provenienti dal Ministero della Salute indicano un’inversione di tendenza. Si registra, infatti, un calo del 64% nelle vendite di antibiotici veterinari a partire dal 2010, e una riduzione del 54,4% rispetto al 2016 per gli antibiotici ad uso orale. Questi risultati, frutto dell’impegno e della responsabilità dimostrati dalla veterinaria italiana, rappresentano un passo avanti nella lotta all’antibioticoresistenza. Un successo significativo, se si considera che l’Italia è una delle poche nazioni a fornire un resoconto completo e dettagliato sull’impiego di antimicrobici per tutte le principali categorie animali d’allevamento (bovini, suini, polli e tacchini), raggiungendo una copertura totale.
Nonostante questi progressi, è essenziale non abbassare la guardia. La strada da percorrere è ancora lunga e richiede un impegno costante da parte di tutti gli attori coinvolti.

Salute pubblica a rischio: le conseguenze dell’antibioticoresistenza
Le implicazioni dell’antibioticoresistenza travalicano i confini del settore veterinario, ponendo a serio rischio la salute pubblica. I batteri resistenti possono diffondersi dagli animali agli esseri umani attraverso molteplici canali: il contatto diretto, il consumo di carni contaminate, l’inquinamento ambientale. Questo meccanismo di trasmissione fa sì che infezioni un tempo facilmente trattabili diventino sempre più difficili da debellare, e in alcuni casi, persino mortali.
Particolarmente vulnerabili sono le persone con un sistema immunitario compromesso, come i pazienti sottoposti a trapianto d’organo o a chemioterapia, e coloro che necessitano di interventi chirurgici. In questi soggetti, un’infezione resistente agli antibiotici può avere conseguenze devastanti, compromettendo l’esito delle cure e mettendo a repentaglio la loro stessa sopravvivenza.
Gli esperti lanciano l’allarme: se non si interviene tempestivamente per contrastare l’antibioticoresistenza, si rischia di tornare all’era pre-antibiotica, un’epoca in cui anche le infezioni più banali potevano rivelarsi fatali. Un incubo che nessuno vuole rivivere.
Uno studio condotto nel 2019 ha stimato che l’antibioticoresistenza è responsabile di oltre 1,2 milioni di decessi a livello globale. Un numero destinato a crescere vertiginosamente nei prossimi anni, se non si adotteranno misure concrete ed efficaci. Le proiezioni indicano che, entro il 2050, l’antibioticoresistenza potrebbe causare fino a 10 milioni di decessi all’anno, superando persino il cancro come principale causa di morte.
In Europa, nel solo 2020, si sono registrati oltre 35.000 decessi a causa di infezioni resistenti agli antibiotici, con un impatto particolarmente significativo in Italia, dove si è contato quasi un terzo dei casi. Numeri che testimoniano la gravità della situazione e l’urgenza di agire.
Contrastare l’antibioticoresistenza è una priorità assoluta per la salute pubblica. Un impegno che richiede la collaborazione di tutti: istituzioni, veterinari, allevatori e cittadini.
- Finalmente un articolo che mette in luce i progressi fatti... 👍...
- L'articolo ignora le vere cause dell'antibioticoresistenza... 😠...
- E se l'antibioticoresistenza fosse un'opportunità per rivedere... 🤔...
Verso un cambio di paradigma: alternative all’uso indiscriminato di antibiotici
La buona notizia è che esistono alternative concrete all’uso indiscriminato di antibiotici negli allevamenti. L’adozione di pratiche di gestione più virtuose, mirate a garantire il benessere degli animali e a ridurre il rischio di infezioni, rappresenta un passo fondamentale verso un sistema zootecnico più sostenibile e rispettoso della salute pubblica.
Tra le misure più efficaci, spiccano la riduzione della densità degli animali negli allevamenti, il miglioramento delle condizioni igieniche, l’implementazione di programmi di vaccinazione e l’utilizzo di probiotici e prebiotici per rafforzare il sistema immunitario degli animali. Queste strategie, se applicate in modo sinergico, possono contribuire a diminuire significativamente la necessità di ricorrere agli antibiotici.
Molti allevatori italiani stanno già sperimentando con successo queste nuove tecniche, dimostrando che è possibile coniugare produttività e sostenibilità. L’innovazione tecnologica gioca un ruolo cruciale in questo processo. Sensori e sistemi di monitoraggio avanzati consentono di individuare precocemente eventuali segnali di malattia negli animali, permettendo di intervenire tempestivamente con terapie mirate, limitando l’uso di antibiotici a casi strettamente necessari.
L’impiego di antibiotici, sempre più spesso, avviene previa diagnosi accurata grazie a strumenti di diagnostica avanzata. Questo permette di evitare trattamenti inutili e di somministrare il farmaco giusto al momento giusto, riducendo il rischio di sviluppare resistenze.
Il futuro dell’allevamento passa attraverso un cambio di mentalità, un approccio più olistico che metta al centro il benessere degli animali e la salute dell’ambiente.
Un futuro senza antibiotici: la forza della prevenzione
La strada verso un futuro senza antibiotici negli allevamenti è ancora lunga e impegnativa, ma i progressi compiuti negli ultimi anni dimostrano che il cambiamento è possibile. Per raggiungere questo obiettivo ambizioso, è necessario un impegno congiunto da parte di tutti gli attori della filiera agroalimentare.
Le istituzioni devono svolgere un ruolo di guida, promuovendo politiche e normative che incentivino l’adozione di pratiche di allevamento sostenibili e che disincentivino l’uso improprio di antibiotici. È fondamentale rafforzare i controlli e le sanzioni per chi non rispetta le regole, garantendo una concorrenza leale tra gli allevatori e tutelando la salute dei consumatori.
I veterinari, in quanto professionisti della salute animale, hanno la responsabilità di promuovere un uso prudente e responsabile degli antibiotici, prescrivendoli solo quando strettamente necessario e collaborando con gli allevatori per implementare strategie di prevenzione efficaci.
Gli allevatori, dal canto loro, devono investire in nuove tecnologie e pratiche di gestione che consentano di ridurre l’uso di antibiotici senza compromettere la salute dei loro animali e la qualità dei loro prodotti.
Infine, i consumatori possono fare la differenza scegliendo prodotti provenienti da allevamenti che adottano pratiche sostenibili e che limitano l’uso di antibiotici. Un acquisto consapevole è un segnale forte che premia gli allevatori virtuosi e incentiva un cambiamento positivo nel settore agroalimentare.
L’Italia, grazie al lavoro sinergico di tutti gli attori coinvolti, si sta dimostrando un modello virtuoso nella lotta all’antibioticoresistenza. Un esempio da seguire per costruire un futuro in cui la salute degli animali, la salute umana e la salute del pianeta siano finalmente in armonia.
Dal punto di vista dell’agricoltura, il tema dell’antibiotico resistenza ci porta a riflettere sull’importanza della rotazione delle colture. Questa pratica, che consiste nell’alternare diverse tipologie di piante sullo stesso terreno, aiuta a prevenire l’accumulo di patogeni nel suolo e a ridurre la necessità di interventi con farmaci. Parallelamente, l’agricoltura di precisione, con l’ausilio di sensori e droni, permette di monitorare costantemente lo stato di salute delle piante e di intervenire in modo tempestivo e mirato in caso di necessità, limitando l’uso di fitofarmaci. La scelta di varietà resistenti alle malattie è un altro tassello fondamentale per ridurre la dipendenza dai trattamenti chimici. È una riflessione che ci invita ad andare oltre la semplice produzione, abbracciando un approccio più olistico e consapevole. Dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura di precisione, la ricerca di varietà resistenti alle malattie, l’implementazione di sistemi di monitoraggio avanzati, la cura della biodiversità e l’applicazione di pratiche agricole rigenerative rappresentano strumenti preziosi per proteggere la salute delle nostre colture e dell’ambiente che ci circonda. Solo abbracciando un approccio olistico e consapevole possiamo garantire un futuro sostenibile per l’agricoltura e per la salute del nostro pianeta. La salute del terreno, la cura della biodiversità, l’utilizzo di pratiche agricole rigenerative e l’applicazione di modelli di agricoltura simbiotica possono contribuire significativamente a ridurre la necessità di ricorrere a trattamenti chimici.








