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Zootecnia sarda al collasso: cosa succederà agli allevatori?

La dermatite nodulare bovina e i ritardi nei pagamenti PAC mettono in ginocchio gli allevatori sardi. Scopri le possibili conseguenze e le richieste urgenti del Centro Studi Agricoli.
  • La dermatite nodulare bovina minaccia la zootecnia sarda.
  • Indennizzi bloccati: ritardi nella liquidazione agli allevatori colpiti.
  • PAC: anticipi fino al 70% non ancora erogati.
  • A rischio il crollo dei prezzi di mercato entro novembre.
  • Il Consiglio di Stato si esprimerà sui ricorsi degli allevatori.

L’allarme del Centro Studi Agricoli sardo risuona forte: la zootecnia dell’isola è sull’orlo del collasso. La dermatite nodulare bovina, un’emergenza sanitaria gestita in modo inadeguato, sta mettendo in ginocchio gli allevatori. A ciò si aggiungono i ritardi nei pagamenti della Politica Agricola Comune (PAC), creando una tempesta perfetta che minaccia il tessuto economico e sociale della regione.

L’emergenza dermatite nodulare bovina: una gestione controversa

Il cuore del problema risiede nella gestione dell’epidemia di dermatite nodulare bovina. Il Centro Studi Agricoli denuncia con veemenza l’inerzia dei Servizi Veterinari regionali, che tardano a liquidare gli indennizzi agli allevatori colpiti. Per eradicare i focolai, si adotta una metodologia che comporta la completa eliminazione degli animali, una scelta estrema che non risparmia neppure quelli sani o immunizzati. Questa pratica, definita “sproporzionata, dannosa e ormai inaccettabile”, sta suscitando un’ondata di proteste e ricorsi legali. Presto, il Consiglio di Stato e il Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna si esprimeranno su queste impugnazioni, presentate da allevatori che contestano le modalità con cui viene affrontata la crisi.

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  • 💪 Nonostante le difficoltà, la zootecnia sarda ha risorse e competenze per......
  • 😔 Che disastro! La gestione della crisi sembra aver peggiorato la......
  • 🤔 E se invece di abbattere gli animali sani, si puntasse su......

Il piano straordinario di ammasso delle carni: una necessità impellente

Di fronte a questa crisi, il Centro Studi Agricoli lancia un appello urgente: è necessario un piano straordinario di ammasso delle carni bovine entro novembre. Senza un intervento immediato, i prezzi di mercato crolleranno, trascinando con sé centinaia di aziende. Il presidente del Centro Studi, Tore Piana, sottolinea che per erogare gli indennizzi non è necessaria la regolarità contributiva Inps o il DURC, sollecitando un’azione rapida e concreta.

I ritardi nei pagamenti PAC: un ulteriore colpo per gli allevatori

A complicare ulteriormente la situazione, si aggiungono i ritardi nei pagamenti della PAC. La Comunità Europea ha concesso l’autorizzazione per anticipi fino al 70% per il primo pilastro (i titoli) e fino all’85% per le misure CSR, eppure in Sardegna la situazione è ancora in stallo. Il Centro Studi Agricoli chiede all’assessore regionale di definire con Argea il pagamento degli anticipi PAC 2025 entro ottobre e di sbloccare i saldi del 2024, che molte aziende non hanno ancora ricevuto.

Conseguenze e possibili scenari futuri: un disastro annunciato?

La combinazione di emergenza sanitaria e ritardi burocratici sta creando un clima di incertezza e disperazione tra gli allevatori sardi. Senza le compensazioni attese, senza un piano di stoccaggio per le carni e senza i pagamenti della PAC, l’isola affronta la seria minaccia di un collasso economico e sociale senza precedenti. La Sardegna agricola si trova di fronte a un bivio: da un lato, la possibilità di un collasso generalizzato; dall’altro, la speranza di un intervento tempestivo e risolutivo da parte delle istituzioni.

Verso un’agricoltura resiliente: innovazione e sostenibilità

La crisi attuale offre anche l’opportunità di ripensare il modello agricolo sardo, puntando su innovazione e sostenibilità. L’adozione di pratiche agricole avanzate, come l’agricoltura di precisione e l’utilizzo di tecnologie digitali, può contribuire a migliorare l’efficienza delle aziende e a ridurre l’impatto ambientale. Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere la diversificazione delle colture e la valorizzazione dei prodotti tipici locali, creando nuove opportunità di reddito per gli agricoltori.

L’agricoltura, in fondo, è un’arte antica, un dialogo continuo tra l’uomo e la terra. Una nozione base che spesso dimentichiamo è l’importanza della rotazione delle colture: alternare diverse specie vegetali sullo stesso terreno aiuta a prevenire l’esaurimento del suolo e a ridurre la diffusione di parassiti e malattie.

Ma l’agricoltura moderna va oltre: pensiamo all’idroponica, una tecnica che permette di coltivare piante senza terra, utilizzando soluzioni nutritive a base di acqua e minerali. Un approccio innovativo che può rivoluzionare la produzione alimentare, soprattutto in aree con risorse idriche limitate.

Riflettiamo, dunque, su come possiamo coniugare tradizione e innovazione per costruire un’agricoltura più resiliente e sostenibile, capace di affrontare le sfide del futuro e di garantire un futuro prospero per le nostre comunità.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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