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- Perdite per 200 milioni di euro a causa della cimice asiatica.
- Produzione Ecolazio diminuita del 70% nel 2025.
- Danni all'80% su 28.000 ettari di corilicoltura.
Un Annus Horribilis da 200 Milioni di Euro
Il 2025 si è rivelato un anno devastante per i produttori di nocciole nella Tuscia, segnato da perdite economiche ingenti e da una serie di sfide ambientali e biologiche. La cimice asiatica, le gelate tardive e le violente grandinate estive hanno contribuito a creare una “tempesta perfetta” che ha messo in ginocchio un settore cruciale per l’economia locale. Marco Profili, presidente della cooperativa Ecolazio, lancia un allarme chiaro: la situazione richiede un intervento strutturale da parte delle istituzioni per evitare il ricorso massiccio a trattamenti chimici.
Il Peso della Cimice Asiatica: Un Invasore Silenzioso
L’aggressione esercitata dalla cimice asiatica si è manifestata come il fattore principale responsabile del catastrofico scenario attuale. In contrasto con le cimici autoctone presenti nel nostro ecosistema, questa particolare specie invasiva mostra caratteristiche altamente prolifiche e un comportamento mobilissimo che la rende assai ostile nei confronti delle piante locali. La sua sorprendente capacità di spostarsi su lunghe distanze e di adattarsi con straordinaria rapidità agli ambienti fa sì che sia estremamente complicato intervenire contro la sua diffusione implacabile. Nello specifico nell’anno 2025, la cooperativa Ecolazio ha registrato un’impressionante diminuzione della produzione pari al 70%, riducendo i quantitativi annuali da una media consueta di 20.000 quintali a soli 6.000 quintali. Questo comporta un preoccupante ammanco economico pari a 5,5 milioni di euro, limitatamente ai membri partecipanti alla cooperativa stessa; proiettando queste stime sull’intera regione laziale della Tuscia, si giunge alla straziante conclusione che le perdite complessive ammontano addirittura a 200 milioni di euro.
L’insidiosità mortale legata alla figura della cimice asiatica scaturisce dalla sua abile modalità d’attacco contro le nocciole: diversamente dai danni imputabili alle gelate—che sono prontamente percepibili—l’invasione orchestrata da questi insetti rischia spesso di essere trascurata fino al fatidico momento del raccolto finale quando gli agricoltori comprendono tristemente che ormai non c’è nulla più da fare.
Tale situazione ha costretto un numero considerevole di agricoltori ad affrontare sforzi finanziari gravosi, relativi a pratiche agricole che, purtroppo, si sono dimostrate inefficaci.
I danni non hanno risparmiato soltanto i noccioleti; anche coloro che si dedicano alla coltivazione di legumi e cereali hanno subito perdite notevoli, sottolineando così il pericolo che la cimice asiatica costituisce per l’intero comparto agricolo.
- 💪 Nonostante la devastazione, la resilienza degli agricoltori è ammirevole... ...
- 😡 200 milioni di euro di perdite? Inaccettabile, le istituzioni devono agire subito... ...
- 🤔 E se la monocoltura fosse la vera causa? Dobbiamo ripensare il sistema agricolo... ...
Richiesta di Calamità Naturale e Possibili Soluzioni
Nell’ambito delle azioni intraprese dalla Regione Lazio in risposta ai gravi eventi avversi occorsi, è stato formalmente richiesto al Ministero dell’Agricoltura il riconoscimento dello stato di calamità naturale, specificamente riguardante la provincia di Viterbo. Tale determinazione si basa sulle analisi tecniche condotte dall’Area Decentrata Agricoltura, le quali hanno rivelato danni consistenti e conseguenze profonde sulla produzione agricola locale. Gli effetti negativi sono stati registrati su un’estensione approssimativa di 28.000 ettari dedicati alla corilicoltura, con perdite medie che raggiungono l’80% rispetto alla produzione normale e una valutazione economica globale che ammonta a ben 160,8 milioni di euro.
L’accettazione del riconoscimento da parte del Ministero offrirebbe agli agricoltori interessati l’opportunità d’accesso a finanziamenti diretti sotto forma di contributi in conto capitale, oltre a vantaggi previdenziali messi in atto dal Fondo nazionale per la solidarietà agricola. In merito alla questione espressa dall’assessore regionale all’Agricoltura, Giancarlo Righini, si pone particolare enfasi sull’essenzialità della corilicoltura nel contesto economico della Tuscia; egli ha inoltre garantito che la Regione intraprenderà ulteriori azioni sinergiche con il Ministero, mirate ad assicurare un intervento tempestivo ed efficiente nell’assistenza alle aziende colpite.
In merito al fenomeno della cimice asiatica, si sono delineate diverse strategie per il suo contenimento. Tra queste emerge con particolare evidenza il lancio della vespa samurai, un insetto che non presenta alcun rischio per gli esseri umani e che svolge una funzione cruciale parassitizzando le uova della cimice stessa; ciò consente una significativa diminuzione dell’infestazione. Già in alcune regioni italiane come l’Emilia-Romagna questa strategia ha mostrato risultati incoraggianti. D’altra parte, esiste anche la possibilità di utilizzare trappole immesse con feromoni: sebbene efficaci, esse si rivelano piuttosto onerose e necessitano di periodici rinnovamenti per mantenere la loro efficienza.

Verso un Futuro Sostenibile per la Corilicoltura
L’aspetto cruciale da affrontare in ottica futura consiste nel raggiungere un delicato compromesso tra l’urgenza di tutelare le coltivazioni agricole e il dovere imprescindibile di preservare l’ambiente circostante. Sebbene i trattamenti chimici possano rivelarsi utili nel breve periodo, non si possono trascurare le loro ripercussioni avverse sia sulla biodiversità, sia sulla salute umana. Pertanto, diventa imperativo allocare risorse verso alternative più durature ed ecocompatibili, ad esempio mediante l’impiego della vespa samurai nella lotta biologica o implementando trappole dotate di feromoni al fine di limitare l’uso dei pesticidi.
L’interazione sinergica fra agricoltori, organismi istituzionali ed esperti della ricerca riveste un’importanza straordinaria per forgiare approcci difensivi che siano integrati e adeguati alle peculiarità locali del contesto territoriale. È cruciale incentivare lo sviluppo scientifico volto a chiarire i meccanismi comportamentali della cimice asiatica allo scopo d’individuare tecniche innovative efficaci per il suo contenimento. Parimenti significativo risulta supportare gli agricoltori nell’evoluzione verso metodologie agricole meno impattanti sul piano ambientale tramite opportuni incentivi economici e iniziative formative dedicate.
Resilienza e Rinascita: Un Nuovo Capitolo per la Tuscia
La crisi del 2025 ha messo a dura prova la resilienza dei produttori di nocciole della Tuscia, ma ha anche offerto l’opportunità di ripensare il modello di sviluppo del settore. È tempo di investire in innovazione, sostenibilità e collaborazione per costruire un futuro più prospero e rispettoso dell’ambiente. La Tuscia ha tutte le carte in regola per superare questa fase critica e tornare a essere un punto di riferimento per la corilicoltura italiana.
Amici, parliamoci chiaro: la situazione è seria, ma non disperiamo! Come dicevano i nostri nonni, “dopo la tempesta torna sempre il sereno”. E in agricoltura, questa saggezza popolare è più vera che mai. Sapete, una nozione base di agricoltura è che la monocoltura, ovvero coltivare sempre la stessa pianta nello stesso terreno, può impoverire il suolo e favorire la diffusione di parassiti come la nostra amica cimice. Una soluzione potrebbe essere la rotazione delle colture, alternando la coltivazione delle nocciole con altre piante che aiutano a rigenerare il terreno e a spezzare il ciclo vitale dei parassiti.
Tuttavia, non limitiamoci a ciò! L’attuale scenario agricolo propone metodologie straordinarie come l’utilizzo di sensori avanzati e droni, ideali per esaminare il benessere delle coltivazioni ed identificare tempestivamente possibili infestazioni. Questo approccio consente interventi più specifici ed una sostanziale diminuzione del ricorso ai pesticidi chimici. È altresì cruciale considerare il valore della ricerca scientifica, la quale punta a creare varietà nocciolaiole dotate di maggiore resistenza nei confronti della cimice asiatica ed altri organismi parassitari.
Dunque, le alternative esistono; ciò che occorre è la volontà collettiva di esplorarle ed implementarle efficacemente. È imperativo che ciascuno svolga il proprio ruolo: gli agricoltori devono collaborare con le istituzioni insieme ai ricercatori ed ai consumatori finali. Solo attraverso questo lavoro sinergico potremo assicurare un avvenire ecologico all’ambito corilicolo nella Tuscia così come all’agricoltura italiana nel suo complesso. Meditiamo su questi aspetti cruciali; impegnandoci a compiere scelte illuminate nella nostra quotidianità possiamo dar forma al nostro domani! Le redini del futuro si trovano nelle nostre mani!








