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- L'OMS considera la streptomicina farmaco "di importanza critica".
- Nel 2022, il PNR ha esaminato 7.295 campioni per residui antibiotici.
- Trovate irregolarità nel settore acquacoltura e bovino (0,07%).
l’impiego, spesso non dichiarato e gestito con superficialità, di antibiotici nell’agricoltura. Mentre l’attenzione pubblica è focalizzata sulla questione della resistenza agli antibiotici in medicina umana, un fronte di pericolo comparabile si apre nel settore agricolo, portando con sé possibili conseguenze devastanti per la salute della popolazione. L’attuale indagine mette in luce un sistema poco trasparente, caratterizzato da vuoti normativi, verifiche insufficienti e un assordante silenzio da parte degli enti competenti. Il fenomeno è rilevante nel panorama agricolo moderno poiché l’abuso di antibiotici in agricoltura può portare a lungo termine alla perdita di efficacia di questi farmaci sia in ambito veterinario che umano, con ripercussioni gravi sulla sanità pubblica e sull’economia.
Al centro della problematica si colloca l’utilizzo di antibiotici quali streptomicina e tetracicline, impiegati per il trattamento di patologie batteriche che colpiscono le piante, in particolare gli alberi da frutto, come il pero e il melo. L’streptomicina, giudicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come farmaco “di importanza critica” per la medicina umana, e le tetracicline, considerate “altamente importanti”, sono sfruttate in ambito agricolo per contrastare infezioni batteriche. In alcune situazioni, vengono impiegate contro insetti e malattie fungine, nonostante la loro inefficacia in tali contesti. Benché l’uso di questi farmaci sia teoricamente regolamentato, la situazione reale appare differente, con segnalazioni di pratiche illecite e un controllo insufficiente che rende difficile una valutazione precisa dell’estensione del problema. Si è arrivati a riscontrare, in alcune aree dell’Asia, un utilizzo così ampio di questi antibiotici da paragonarlo all’impiego di un “tonico comune” per le piante.

I rischi concreti per la salute umana
Quali sono i pericoli concreti? La presenza di residui di antibiotici negli alimenti e nell’ambiente può favorire lo sviluppo di batteri resistenti. Questi batteri possono poi trasferirsi all’uomo, annullando l’efficacia delle terapie antibiotiche per le infezioni. Il trasferimento può avvenire attraverso il consumo di cibi contaminati o tramite il contatto con l’acqua e il terreno. Si instaura così un circolo vizioso che indebolisce la nostra capacità di combattere le malattie infettose, esponendoci a scenari in cui infezioni comuni diventano incurabili. Ricerche hanno dimostrato il passaggio di geni di resistenza da batteri che infettano l’uomo a patogeni delle piante, confermando il legame esistente tra l’uso di antibiotici in agricoltura e la resistenza antimicrobica nell’uomo. Questo aspetto è particolarmente preoccupante, in quanto evidenzia come l’uso non controllato di antibiotici in un settore possa avere ripercussioni dirette sulla salute umana, minando l’efficacia delle terapie mediche. La situazione è aggravata dalla difficoltà di monitorare e contrastare le pratiche illegali, che spesso sfuggono ai controlli ufficiali. La mancanza di dati specifici sull’uso di antibiotici in agricoltura rende difficile valutare la reale portata del problema e adottare misure efficaci per mitigarne i rischi.
La diffusione di tali pratiche può avere un impatto significativo sulla salute pubblica, portando a un aumento delle infezioni resistenti agli antibiotici e a una maggiore difficoltà nel trattamento delle malattie infettive. I costi economici e sociali derivanti dalla resistenza antimicrobica sono elevati, comprendendo l’aumento delle spese sanitarie, la perdita di produttività e l’incremento della mortalità. È quindi fondamentale adottare un approccio integrato e multidisciplinare per affrontare la questione, coinvolgendo tutti gli attori della filiera agroalimentare e promuovendo un uso più responsabile e sostenibile degli antibiotici. La stretta sorveglianza sull’uso di antibiotici in agricoltura rappresenta un investimento nella salute pubblica e nella sicurezza alimentare, proteggendo le future generazioni dalle conseguenze della resistenza antimicrobica.
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Normative europee e controlli: una sfida ancora aperta
Ma qual è la posizione delle autorità? Quali azioni sono state intraprese per fronteggiare questa minaccia? Le risposte, spesso elusive e contraddittorie, alimentano dubbi e preoccupazioni. Molti paesi, tra cui l’Italia, non rendono noti dati precisi sull’impiego di antibiotici in agricoltura, rendendo difficoltoso valutare la reale portata del problema e monitorare l’efficacia delle misure di controllo. Nonostante ciò, il Piano Nazionale per la Ricerca dei Residui (PNR) fornisce alcune informazioni rilevanti. Nel corso del 2022, su 7.295 campioni esaminati per rilevare la presenza di residui antibiotici, *si sono riscontrati casi di non conformità in alcuni di essi*. Le irregolarità hanno interessato soprattutto il settore dell’acquacoltura e quello bovino. Sebbene la percentuale di irregolarità risulti relativamente contenuta (0,07% del totale dei campioni prelevati nel piano mirato), è importante sottolineare che questi dati si riferiscono unicamente ai controlli ufficiali e potrebbero non riflettere la reale estensione del fenomeno, soprattutto considerando le difficoltà nel monitoraggio e nel contrasto delle pratiche illecite.
L’Unione Europea, pur applicando normative più stringenti rispetto ad altri paesi, ha introdotto il Regolamento (UE) 2019/6 sui medicinali veterinari, con l’obiettivo di rafforzare la lotta contro l’antibiotico-resistenza, stabilendo il divieto dell’uso preventivo di antibiotici in determinate categorie di animali e attraverso mangimi medicati, oltre a vietare l’uso di antimicrobici per favorire la crescita e massimizzare il rendimento. Tuttavia, l’applicazione di tali normative e i controlli sulla filiera agroalimentare rimangono una sfida. Si rende necessario fare chiarezza su questa zona d’ombra, al fine di tutelare la salute pubblica e garantire un futuro in cui gli antibiotici conservino la loro efficacia. Occorre un cambio di direzione, con un maggiore impegno da parte delle autorità, una maggiore trasparenza sui dati relativi all’uso di antibiotici in agricoltura e un incentivo all’adozione di pratiche agricole sostenibili che riducano la dipendenza da tali farmaci. La salute pubblica è a rischio, e non possiamo permetterci di restare in silenzio. Le autorità competenti devono intensificare i controlli e le verifiche sulla filiera agroalimentare, al fine di garantire il rispetto delle normative e prevenire l’uso illegale di antibiotici. È inoltre fondamentale promuovere la ricerca e lo sviluppo di alternative agli antibiotici, al fine di ridurre la dipendenza da questi farmaci e limitare il rischio di resistenza antimicrobica.
Verso un’agricoltura più responsabile
È necessario un cambio di passo, con un impegno più determinato da parte delle istituzioni, una maggiore chiarezza sui dati relativi all’impiego di antibiotici in agricoltura e un incentivo all’adozione di strategie agricole sostenibili che diminuiscano la dipendenza da questi farmaci. La salute dei cittadini è a rischio e non possiamo permetterci di rimanere inermi. Si profila l’urgenza di una transizione verso un modello agricolo più responsabile e consapevole, in grado di coniugare produttività e sostenibilità, salvaguardando la salute dell’uomo e dell’ambiente. La promozione di pratiche agricole virtuose, come l’utilizzo di varietà resistenti alle malattie, la rotazione delle colture e l’impiego di agenti di biocontrollo, può contribuire a ridurre la necessità di ricorrere agli antibiotici, limitando il rischio di resistenza antimicrobica. È inoltre fondamentale sensibilizzare gli agricoltori sull’importanza di un uso corretto e responsabile degli antibiotici, fornendo loro informazioni e strumenti adeguati per gestire al meglio la salute delle piante. Un’agricoltura più sana e sostenibile rappresenta un investimento nel futuro, garantendo la sicurezza alimentare e la salute delle future generazioni.
Un futuro senza antibiotici? Riflessioni e prospettive
Riflettiamo, amici. L’agricoltura, pilastro della nostra sussistenza, si basa su principi semplici ma fondamentali: la salute del suolo, la biodiversità, la cura delle piante. Una nozione base ci insegna che un terreno fertile e ricco di vita è meno vulnerabile alle malattie, riducendo la necessità di interventi esterni.
E guardiamo avanti, all’agricoltura avanzata, quella che sfrutta la tecnologia e la conoscenza scientifica per ottimizzare le risorse e minimizzare l’impatto ambientale. L’agricoltura di precisione, con i suoi sensori e droni, ci permette di monitorare lo stato di salute delle piante in tempo reale, intervenendo solo dove e quando è necessario, evitando trattamenti indiscriminati.
Ma tutto questo non basta se manca una riflessione profonda sul nostro rapporto con la terra e con il cibo che essa ci offre. Siamo disposti a rinunciare a qualcosa in termini di resa e profitto per preservare la nostra salute e quella del pianeta? Siamo pronti a sostenere un’agricoltura più etica e sostenibile, anche se questo significa pagare un prezzo leggermente più alto per i prodotti che consumiamo?
La risposta a queste domande è nelle nostre mani. Il futuro dell’agricoltura e la nostra salute dipendono dalle scelte che faremo oggi. Un futuro senza antibiotici, un’agricoltura che rispetta la vita, un cibo sano e nutriente per tutti: un sogno possibile, se sapremo coltivarlo insieme.
- Linee guida regionali sull'uso appropriato di antibiotici in veterinaria, cruciali per il tema.
- Studio sull'uso di tetracicline negli animali, importante classe di antibiotici.
- Pagina EFSA sulla resistenza antimicrobica, approfondisce rischi e gestione.
- Studio sull'impiego di antibiotici in apicoltura e residui nel miele.








