E-Mail: [email protected]
- La deregolamentazione Ue mette a rischio le PMI sementiere.
- 50% del frumento duro italiano è coltivato con seme non certificato.
- Il costo delle sementi modificate è 4-5 volte superiore.
Un’ampia coalizione di organizzazioni lancia l’allarme sui rischi della deregolamentazione degli OGM.
L’allarme delle associazioni
Sedici organizzazioni, operanti in ambito agricolo, della società civile, a tutela dei consumatori e dell’ambiente, hanno <a class="crl" href="https://www.agri-bullet.it/genetic-engineering-in-agriculture/nuovi-ogm-in-europa-cosa-ce-in-gioco-con-la-proposta-del-2025/”>manifestato vive preoccupazioni circa la proposta di allentamento delle normative sulle nuove tecniche di modificazione genetica (NGT), localmente indicate anche come TEA. In un documento unitario, queste realtà sollevano obiezioni sui possibili impatti negativi sull’agricoltura nazionale, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI) produttrici di sementi, derivanti dalla soppressione della tracciabilità degli organismi geneticamente modificati (OGM).
La proposta di Regolamento UE sulle nuove tecniche genomiche (NGT) mira a eliminare i vincoli relativi alla tracciabilità e alla trasparenza delle metodologie di identificazione e rilevamento degli OGM, obblighi attualmente sanciti dalla direttiva comunitaria. Le associazioni firmatarie, tra cui spiccano Federbio, WWF e Slow Food Italia, ritengono che un tale cambiamento implicherebbe conseguenze catastrofiche per l’agricoltura del nostro Paese.
- Finalmente un articolo che mette in luce i rischi concreti......
- Trovo che l'articolo sia eccessivamente allarmistico e non......
- E se invece guardassimo alla deregolamentazione come un'opportunità 🌱......
Contaminazione e concorrenza sleale
Le organizzazioni sottolineano come, finora, le norme sugli OGM abbiano consentito l’individuazione e la rilevazione autonoma, garantendo l’imputazione delle responsabilità in caso di contaminazione delle filiere che scelgono di escludere gli OGM. La deregolamentazione discussa, al contrario, potrebbe pregiudicare in modo irreparabile il comparto agricolo italiano, in special modo il biologico, e il settore della selezione varietale (breeding), entrambi caratterizzati dalla presenza di un tessuto di PMI. Tali imprese si troverebbero a competere con grandi società agrochimiche e sementiere, già detentrici di brevetti su procedimenti e prodotti derivanti dalle NGT/TEA.
Secondo le associazioni, la libera circolazione di OGM non identificabili condurrebbe inevitabilmente alla contaminazione dei terreni biologici e di quelli coltivati senza modificazioni genetiche. Viene portato ad esempio il caso degli Stati Uniti, dove la Monsanto ha avviato numerose azioni legali contro agricoltori i cui campi erano stati contaminati, accusandoli di appropriazione indebita di varietà brevettate.

Rischio per la biodiversità e la ricerca
Le conseguenze negative non si esaurirebbero con la contaminazione dei terreni. Gli agricoltori che autoproducono le proprie sementi, pratica ancora diffusa in Italia (si stima che circa il 50% del frumento duro sia coltivato con seme non certificato), vedrebbero la loro attività gravemente compromessa. Il prezzo di una semente modificata è stimato essere superiore di 4-5 volte rispetto a una semente tradizionale, rendendo l’acquisto di tali varietà insostenibile per molti agricoltori, anche solo per scongiurare possibili azioni legali.
Una problematica simile si prospetterebbe per i costitutori di nuove varietà e per la comunità scientifica. *Questi attori si vedrebbero privati della facoltà di impiegare liberamente le varietà vegetali esistenti per svilupparne di innovative, qualora queste contengano sequenze di DNA brevettate presenti in un OGM TEA; la creazione di nuove cultivar sarebbe quindi limitata dall’esistenza di materiale genetico brevettato. L’impiego libero di varietà esistenti per lo sviluppo di nuove tipologie sarebbe precluso a tali soggetti se queste incorporassero DNA brevettato proveniente da un OGM TEA. Dovrebbero invece richiedere l’autorizzazione al titolare del brevetto e svolgere dispendiose ricerche nelle banche dati dei brevetti per evitare di utilizzare inavvertitamente sementi protette da diritti di proprietà intellettuale.
La posizione dell’Italia e le richieste delle associazioni
L’Italia, nel 2015, ha optato per il divieto di coltivazione di OGM sul proprio territorio, al fine di preservare la diversità biologica agricola, la sicurezza e l’autosufficienza alimentare. Le associazioni temono che la deregolamentazione europea possa rendere inefficace questa scelta, eliminando una barriera cruciale per la salvaguardia delle eccellenze nazionali e della piccola e media agricoltura.
Le sedici organizzazioni firmatarie del documento congiunto sollecitano il governo italiano e i parlamentari europei a respingere la nuova normativa e a estendere ai nuovi OGM/TEA le medesime regole attualmente in vigore per gli organismi geneticamente modificati. Considerano che la posta in gioco sia alta e che la deregolamentazione possa avere gravi ripercussioni economiche per decine di migliaia di operatori della filiera agroalimentare italiana.
Salvaguardare il futuro dell’agricoltura italiana
La posta in gioco è alta: si tratta di preservare la biodiversità agricola, la sicurezza alimentare e la sovranità del nostro paese. Le decisioni che verranno prese a livello europeo avranno un impatto diretto sul futuro dell’agricoltura italiana e sulla vita di migliaia di agricoltori e consumatori.
È fondamentale che le istituzioni ascoltino le voci del mondo agricolo e della società civile, tenendo conto delle loro preoccupazioni e delle loro proposte. Solo attraverso un dialogo aperto e costruttivo sarà possibile trovare soluzioni che tutelino gli interessi di tutti e garantiscano un futuro sostenibile per l’agricoltura italiana.
Riflessioni conclusive: un equilibrio tra innovazione e tradizione
La questione degli OGM e delle nuove tecniche genomiche solleva interrogativi complessi che toccano il cuore dell’agricoltura moderna. Da un lato, l’innovazione tecnologica promette di aumentare la produttività, ridurre l’uso di pesticidi e adattare le colture ai cambiamenti climatici. Dall’altro, permangono timori legati alla sicurezza alimentare, alla perdita di biodiversità e al controllo delle sementi da parte di poche multinazionali.
Un concetto base dell’agricoltura è la selezione varietale, un processo millenario attraverso il quale gli agricoltori hanno scelto e riprodotto le piante con le caratteristiche migliori, adattandole ai diversi ambienti e alle diverse esigenze. Le nuove tecniche genomiche rappresentano un’evoluzione di questo processo, ma sollevano interrogativi etici e ambientali che non possono essere ignorati.
Un concetto di agricoltura avanzata è l’agricoltura rigenerativa*, un approccio che mira a ripristinare la salute del suolo, aumentare la biodiversità e sequestrare il carbonio atmosferico. Questo modello agricolo si basa su pratiche come la rotazione delle colture, la copertura del suolo e la riduzione del lavoro del terreno, e può rappresentare un’alternativa sostenibile all’agricoltura intensiva.
È necessario trovare un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra progresso tecnologico e rispetto per l’ambiente e per le comunità agricole. La deregolamentazione indiscriminata degli OGM rischia di compromettere questo equilibrio, favorendo gli interessi di pochi a scapito di molti. È auspicabile un approccio più cauto e responsabile, che tenga conto delle specificità dei diversi territori e delle diverse esigenze degli agricoltori. Solo così potremo costruire un futuro agricolo sostenibile e prospero per tutti.