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Fotovoltaico o agricoltura? Scopri come salvare il territorio

La corsa al fotovoltaico minaccia i terreni agricoli italiani: ecco le strategie per un futuro energetico sostenibile senza compromettere il paesaggio e le tradizioni locali.
  • Monza e Brianza: solo 1/3 del territorio è agricolo.
  • Progetto agrivoltaico nel Pavese su 147 ettari di terreno.
  • Il Pavese è leader europeo nella produzione di riso.

La corsa al fotovoltaico e la difesa del suolo agricolo: un bivio per il futuro energetico italiano

La transizione energetica, spinta dalle direttive del Ministero dell’Ambiente, pone l’Italia di fronte a scelte cruciali. Mentre la necessità di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili è innegabile, l’implementazione di impianti fotovoltaici a terra sta sollevando crescenti preoccupazioni riguardo alla salvaguardia del suolo agricolo, soprattutto in regioni ad alta densità abitativa e con una forte vocazione agricola come la Lombardia. La provincia di Monza e Brianza, con oltre il 50% del territorio edificato e solo un terzo destinato all’agricoltura, si trova in una posizione particolarmente delicata.

La recente approvazione di una mozione in consiglio provinciale, promossa da Massimiliano Longo, capogruppo della maggioranza, evidenzia la volontà di preservare il territorio, chiedendo alla Regione Lombardia di non autorizzare impianti fotovoltaici su terreni agricoli liberi, ma di concentrarsi su aree già impermeabilizzate come tetti, capannoni e zone industriali dismesse. Questa presa di posizione nasce dalla consapevolezza che la normativa attuale non offre sufficienti garanzie per la protezione dei territori più vulnerabili, con il rischio di compromettere la tutela dei suoli, del paesaggio e della biodiversità. Vincenzo Di Paolo, altro firmatario della mozione, sottolinea come il consumo di suolo a Monza e Brianza sia tra i più alti d’Europa, rendendo ancora più urgente la necessità di un approccio oculato alla transizione energetica.

Cosa ne pensi?
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  • 💰 Agrivoltaico? Attenzione agli interessi economici, rischiamo......
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L’agrivoltaico sotto accusa: un modello sostenibile o una minaccia per l’agricoltura?

Nel Pavese, la proliferazione di progetti agrivoltaici sta suscitando forti reazioni da parte delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria. Un esempio emblematico è la richiesta di realizzare un impianto su circa 147 ettari tra i Comuni di Santa Cristina, Miradolo e Chignolo, che ha spinto il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio a intervenire, denunciando il rischio di una continua occupazione di suolo agricolo dettata da interessi economici. Centinaio mette in discussione la narrazione dell’agrivoltaico come un eldorado di ricchezza e sostenibilità, sottolineando l’importanza di coinvolgere le istituzioni locali nelle decisioni e di preservare la funzione prevalentemente agricola dei terreni.

Anche Coldiretti Pavia manifesta un’intensa inquietudine per l’aggressione alle campagne, denunciando pratiche speculative che sfruttano la terra come mero strumento per ricavi finanziari. La presidente Silvia Garavaglia ribadisce il sostegno dell’organizzazione a un modello di transizione energetica che veda le imprese agricole come protagoniste, ma avverte del rischio di spazzare via un ecosistema agricolo unico come quello delle risaie, mettendo a repentaglio la biodiversità. Il territorio pavese, leader europeo nella produzione di riso, non può permettersi di alienare i propri terreni per interventi privi di sostenibilità.

La voce dei territori: un appello alla tutela del paesaggio e delle tradizioni

La contrarietà all’impianto agrivoltaico di 147 ettari si è diffusa anche tra i Comuni limitrofi, con la preparazione di una mozione congiunta che sottolinea la rilevante trasformazione del paesaggio agricolo e le potenziali ripercussioni sull’ambiente, sulla biodiversità e sulla qualità del suolo. I rappresentanti locali sottolineano il pregevole valore paesaggistico e storico-culturale dell’area, poiché attraversata dal percorso della Via Francigena e arricchita dalla presenza del castello di Chignolo e dello stabilimento termale di Miradolo, i quali costituiscono elementi identitari e significative risorse economiche per la regione.

Il documento della mozione evidenzia come l’espansione delle fonti energetiche rinnovabili debba prediligere superfici già antropizzate, strutture industriali abbandonate o luoghi sprovvisti di rilevanza agricola e paesaggistica, evitando accuratamente interventi invasivi in ecosistemi rurali di particolare pregio. La salvaguardia dell’ambiente naturale, delle pratiche agricole tradizionali, del turismo lento associato alla Via Francigena e delle ricchezze storiche e curative presenti nella zona, rappresenta un interesse pubblico di primaria importanza. Gli amministratori chiedono verifiche approfondite sugli impatti paesaggistici e un iter autorizzativo coerente con la normativa vigente, specialmente sulla corretta attribuzione delle competenze.

Verso un modello di transizione energetica sostenibile: un equilibrio tra energia, agricoltura e territorio

La vicenda degli impianti fotovoltaici in Lombardia e nel Pavese solleva interrogativi fondamentali sul futuro energetico italiano e sulla necessità di trovare un equilibrio tra la produzione di energia da fonti rinnovabili, la tutela del suolo agricolo e la salvaguardia del paesaggio e delle tradizioni locali. La transizione energetica non può essere un processo calato dall’alto, ma deve coinvolgere attivamente le istituzioni locali, le associazioni di categoria e i cittadini, tenendo conto delle specificità di ogni territorio e valorizzando le sue risorse.
È necessario promuovere un modello di agrivoltaico che sia realmente integrato con l’agricoltura, preservando la fertilità del suolo, la biodiversità e la qualità dei prodotti agricoli. Allo stesso tempo, è fondamentale incentivare l’installazione di impianti fotovoltaici su aree già compromesse, come tetti, capannoni e zone industriali dismesse, sfruttando al massimo il potenziale delle superfici esistenti. Solo così sarà possibile conciliare la transizione energetica con la tutela del territorio e lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura italiana.
Amici, riflettiamo insieme su questo tema cruciale. Una nozione base di agricoltura ci insegna che il suolo è una risorsa non rinnovabile, fondamentale per la produzione alimentare e la sopravvivenza dell’uomo. La sua tutela è quindi un imperativo etico e strategico. Allo stesso tempo, l’agricoltura avanzata ci offre strumenti e tecniche per integrare la produzione di energia rinnovabile con la coltivazione dei campi, attraverso sistemi agrivoltaici intelligenti che massimizzano l’efficienza e minimizzano l’impatto ambientale.

La sfida è trovare un equilibrio tra queste due esigenze, promuovendo un modello di sviluppo che sia sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Dobbiamo interrogarci su come possiamo contribuire, come cittadini e come consumatori, a sostenere un’agricoltura che sia rispettosa del territorio e capace di produrre cibo sano e di qualità, senza rinunciare alla transizione verso un futuro energetico più pulito e sostenibile.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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